Love Stories - Future or Regret? (capitolo 1)
Qualche tempo fa, ho deciso di ricominciare da zero una delle prime fic che ho scritto, ormai quasi otto anni fa (O.O argh): era stata tartassata e plagiata in tremila modi, e non mi soddisfava più per nulla. Così ho ricominciato, fin dal titolo, che era "Captain Tsubasa : Love Stories", ed ora è "Love Stories : Future or Regret?", ad indicare la scelta incombente che c'è sulle protagoniste della storia. Molte cose sono simili, altre molto diverse ^^ Ho fatto degli appunti finali per sottolineare le differenze ^^ E... beh nulla ^^
Titolo della fic: Love Stories - Future or Regret? Titolo del capitolo: La vita va avanti come se non finisse mai Rating: G Categoria: Series Soggetto: Captain Tsubasa Sommario: Il Mondiale giovanile è finito, e i ragazzi stanno tornando da Parigi. Ma c'è qualcosa che turba Patty, segreti celati, legami nascosti. E forse molte cose stanno per cambiare.
Petali. Petali rosa. Una danza di petali rosa. I ciliegi sono in fiore. Corro. Perché corro? L'ho appena spruzzato d'acqua alla fontana. Rido. Tantissimo. Quand’è stata l’ultima volta che ho riso così tanto? Mi fermo. Perché mi manca il fiato? Ed eccolo, davanti a me. Di nuovo risate. Uno sguardo. Perché sto tremando ora? Un bacio. Il mio primo bacio.
Aria pungente. Salmastra. Sabbia sotto i piedi. Non voglio aprire gli occhi. Li apro. Una spiaggia. Noi e una spiaggia. Ma non da soli. Sapevo che sarebbe finita così. Come facevo a saperlo? - Come… come hai potuto? Mi hai tradito! - E con chi parlava? Con chi?
- Helena! Uno sguardo vuoto. Un dolore lancinante al braccio. Il vento. Capelli che volano davanti al volto. Una corsa. Dolore paralizzante. - Non posso più vivere con una sorella come te- Un sorriso. Perché sorrideva? Mano vuota. Il vuoto.
Si mise a sedere di scatto nel letto. Sudava e tremava, lacrime involontarie le scivolavano lungo le guance – No – mormorò soltanto. Prima di scoppiare in singhiozzi.
Special Theme Song…
[1]Show me the meaning of being lonely
So many words for the broken heart It's hard to see in a crimson love So hard to breathe Walk with me, and maybe Nights of light so soon become Wild and free I could feel the sun Your every wish will be done They tell me
Show me the meaning of being lonely Is this the feeling I need to walk with Tell me why I can't be there where you are There's something missing in my heart
Life goes on as it never ends Eyes of stone observe the trends They never say forever gaze Guilty roads to an endless love There's no control Are you with me now Your every wish will be done They tell me
There's nowhere to run I have no place to go Surrender my heart' body and soul How can it be you're asking me to feel the things you never show
You are missing in my heart Tell me why I can't be there where you are
Love Stories: Future or Regret? ~ Pilot Episode ~ La vita va avanti come se non finisse mai [2]
Non la stava ascoltando. Negli ultimi giorni non la ascoltava mai. Tentò un argomento di cui era praticamente certa che l’amica sarebbe stata entusiasta. - E così, domani tornano i ragazzi, sei felice, ehi, Patty, mi stai acoltando? – la incitò. - Scusa Evelyn. Ero sopra pensiero – rispose la ragazza, sistemandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Stava osservando al di fuori della vetrina del bar in cui erano sedute da più di mezz’ora. - Sei più pallida del solito. Sei preoccupata perché Holly parte presto? – le chiese, tentando di indovinare la motivazione del suo comportamento scostante. - Eh? – chiese, senza capire inizialmente di cosa stesse parlando, ma poi si riprese, e mentì – Sì, certo - - Sicura? – insistè l’altra - Ma sì, Evelin, è così. E’ che sento già la sua mancanza – continuava a mentire. In quei giorni a Holly non ci aveva proprio pensato. - Dovresti parlargli - - Eh? – il solito, vecchio discorso… - Sì, dovresti parlargli. Prendere il coraggio a due mani e dirgli cosa provi. Lo so che è difficile, ma...-
Evelyn parlava, parlava, parlava, parlava… E lei ancora una volta di più, mentre cercava di ascoltarla per farla felice, si rese conto che non era con lei che parlava. Parlava con una persona morta. Parlava con la sua migliore amica.
Il che voleva dire, naturalmente, che il suo era un ottimo lavoro.
*
Guardava fuori dalla finestra. Aveva piovuto e dagli alberi di fronte alla finestra cadevano ancora piccole goccioline. Le fissava, come se rappresentassero il centro del suo universo. - Eccomi! – squillò una voce alle sue spalle. Si voltò di scatto, trovandosi persa in due grandi occhi castani. - Stai male – sospirò la sua migliore amica. Di nuovo tornò a fissare al di fuori della finestra. - Non lo so. Non so neppure questo, Amily - La ragazza dai capelli rossi sorrise mestamente – Non credi che sia arrivato il momento di parlarne? – - Dopo tutto questo tempo…? – mormorò sottovoce lei. - Sì, dopo tutto questo tempo. Ne abbiamo mai parlato in questi cinque anni per caso? - Cercò una risposta tra le foglie cariche di pioggia, senza trovarla – Sei davvero sicura di volerne parlare? – sospirò infine. - Patricia… - sussurrò lei, osservando le spalle dell’amica – Sono o no la tua migliore amica? – aggiunse poi, un tono incoraggiante nella voce. L’altra si voltò e sul suo volto apparve un tiepido sorriso sforzato – Temo proprio di sì – rispose, mentre il sorriso si allargava.
~
Tornare a casa quando si è stati lontani è sempre un’emozione indescrivibile. Quando poi ad accoglierti non vi è solamente la tua famiglia, ma anche orde di giornalisti interessati a te, la cosa si fa sicuramente ancora più entusiasmante, anche se non è la prima volta che ti capita di essere colpito dai flash dei fotografi e attorniato da giornalisti che premono affinché tu risponda alle loro domande. Esattamente questo provava Oliver Atton. Una strana sensazione densa di aspettative e dell’emozione di trovarsi al centro dell’attenzione.
Anche Bruce la cercava, buttandosi davanti alle macchine fotografiche spesso in posizioni veramente comiche per i suoi compagni di squadra, ma tutti i suoi tentativi erano inutili: i giornalisti erano interessati al giovane capitano prodigio della nazionale e all’uomo che era tornato in Giappone con lui: Roberto Sedinho. L’uomo osservava il suo pupillo e lo vedeva inquieto. Sorrise del comportamento del ragazzo intuendo quello che gli passava per la testa e avvicinandoglisi gli chiese: - Chi stai aspettando? - - COSA? – sbottò Holly in risposta, arrossendo violentemente. - Da quando siamo scesi dall’aereo continui a guardarti intorno e cerchi qualcuno con lo sguardo - - Ah… - era stato preso alla sprovvista e non sapeva che rispondere. Forse perché non sapeva neppure lui a cosa fosse dovuta la strana inquietudine che provava sin da quella mattina, quando si era preparato alla partenza? – Io… - balbettò. - Dai Holly – si intromise Bruce – non devi fare finta di niente! Tanto sappiamo tutti chi stai aspettando, vero ragazzi? - Un coro di risate seguì l’affermazione del ragazzo. - Ma…Ma… - tentennò il numero 10 – Io… nessuno, davvero – e arrossì ulteriormente, cercando di sparire nel bavero della tuta alzato fino all’impossibile. - E’ inutile nasconderlo mio caro – esclamò il ragazzo bruno dandogli una pacca sulla spalla – Tanto più che hai ESATTAMENTE la stessa espressione di Julian il quale, è ovvio, sta aspettando Amy! - - EH???? – sobbalzò l'altro centrocampista, inaspettatamente chiamato in causa – Ma… Che state dicendo? – e arrossì anche lui fino all’inverosimile. - Julian non vorrai farci credere che non muori dalla voglia di rivere la “tua” Amy vero? – infierì Philip in tono scherzoso, avvicinandosi poi agli amici.
La discussione si protrasse ancora per diversi minuti, finchè non furono praticamente giunti all’uscita dell’aereoporto dove li attendevano parenti e amici. Holly notò subito i suoi genitori e si sbracciò per richiamare la loro attenzione, anche e soprattutto per levarsi da quella discussione alquanto imbarazzante. - Oliver! – lo salutò calorosamente sua madre, donandogli un dolcissimo sorriso – Come stai? – poi, notando la figura poco distante da quella del figlio, aggiunse, sorpresa – Roberto! Anche tu qua? – - Maggie. Michael – salutò l’uomo avvicinandosi alla famiglia di amici – E’ un vero piacere rivedervi – sorrise loro. - Roberto, che sorpresa! E' davvero bello averti di nuovo qua tra noi. Hai intenzione di fermarti? – chiese il signor Atton stringendogli la mano, un barlume dell'entusiasmo del figlio che gli illuminava gli occhi. - Direi di sì, almeno fino a quando Holly non avrà terminato l’anno scolastico e potrà seguirmi in Brasile - - Potevi avvisarci! Ti avremmo preparato una stanza! – esclamò Maggie preoccupata, facendo gravare lo sguardo materno carico di disappunto dal figlio all'uomo. Roberto sorrise nel modo più accomodamente che conoscesse – Grazie Maggie, ma non ti devi preoccupare, ho già trovato una sistemazione - - Spero non si tratti di un albergo o di una pensione! – si preoccupò subito la donna. L’uomo scosse il capo – No, assolutamente. - la rassicurò. Poi, esitando un istante come per valutare attentamente le parole che stava per pronunciare, proseguì - Starò da mio fratello – - Fratello? -
*
- Allora? – le domandò Amy mentre si dirigevano a passo svelto, fianco a fianco, verso l’aereoporto di Tokyo - Allora cosa? – rispose lei, sorridendole senza capire. Amy indicò quello che l’amica aveva addosso e Patty non poté fare a meno di arrossire. La rossa l’aveva praticamente costretta ad indossare un corto vestito estivo rosso (– Il colore che ti dona di più – aveva detto Amy, ma non la sera prima ) a fiori azzurri anche un pochino scollato e con sopra solo un maglioncino aperto, con lo stesso motivo del vestito solo invertito. Si vergognava da morire. Non era più abituata a vestirsi in modo così… femminile? - Sei una vipera – rispose – Mi sento tremendamente a disagio! - Amy scoppiò a ridere mentre Patty le mandava delle terribili occhiatacce. Quando si calmò le sorrise gentilmente – Patricia, prima o poi dovrai tornare ad essere una persona “normale”, o no? – Lei roteò gli occhi cercando di far chiaramente trasparire il suo disappunto – Non saprei – rispose poi – Potrebbe anche non accadere – Amy scosse il capo in un gesto pressoché rassegnato. Dopo qualche metro le chiese se fosse emozionata. - Non saprei – ripetè l’altra – forse sarebbe più giusto dire che mi vergogno… - - E di che? – le chiese l’amica. - Di questo abitino? – le rispose, indicando l'abito in tutta la sua non-così-tanta lunghezza. - Ehi, non lamentarti! Abbiamo fatto un patto no? -
Patty assentì, un po’ sovrapensiero… il patto… ma che le era saltato in mente? Già non era stata una buona idea andare a dormire da Amy… troppo passato. E poi, parlare con lei, aprirsi come non faceva da tanto... le aveva fatto davvero bene? Ancora troppo passato. All’inizio era stato anche piacevole, forse divertente. I vecchi aneddoti e i ricordi buffi. Ma poi le aveva chiesto di parlare… E alla fine, l’aveva costretta a mettere quello stupido vestito. Per cosa poi? Per ritrovare se stessa. Loro stesse. Anche Amy comunque aveva mantenuto il patto e quel giorno portava un leggero vestito giallo , il suo colore. L'aveva sempre associata al sole. Un tempo, almeno.
Ritrovare… Ritrovare.
- Sei bellissima. Stai tranquilla – interruppe i suoi pensieri. - Tranquilla? – sbottò lei – Come potrei sentirmi tranquilla e a mio agio in questo… coso? - Amy ridacchiò nuovamente – Siamo in ritardo – le fece solamente notare. - Amy! – ribatté lei. La ragazza che intanto si era portata avanti di qualche passo si voltò sorridendole. - Proviamoci soltanto, d’accordo? -
Il perchè di tutte quelle insistenze, le era ancora misterioso. Ma sapeva ormai da quasi tredici anni (l'aveva capito piuttosto precocemente) che cercare di comprendere Amily Plange, era semplicemente tempo sprecato. Così, si limitò a scuotere il capo, ridere, e seguirla.
Verso cosa davvero, poi, era un altro mistero.
~
- Sì, mio fratello maggiore – rispose Roberto sorridendo ad Holly malinconicamente – Sono molti anni che non lo vedo… Fa il medico - - Che bello! Me lo presenterai, vero? – fu la prima reazione del ragazzo, accompagnata da un sorriso a trentadue denti. - Holly! – lo rimproverò subito la madre – Non è carino intromettersi nella vita altrui! Se Roberto avrà piacere ci presenterà alla sua famiglia.- Holly si morse il labbro inferiore, conscio improvvisamente della gaffe - Hai ragione mamma. Scusa Roberto – disse il numero 10 mestamente. Il brasiliano esitò un attimo, poi scompigliò i capelli del suo giovane pupillo e lo rassicurò - Non preoccuparti Holly, te li farò conoscere di sicuro! -
Il calciatore stava per ringraziare quando la sua attenzione fu deviata dalle grida dei compagni di squadra che indicavano un punto di fronte a loro. Poco distanti si stavano infatti avvicinando due figure esili e piuttosto familiari. - HOLLYYYYYYYYYYYYYY! – urlò sguiatamente Bruce all’orecchio dell’amico – Guarda chi arrivaaaaaaa -
- Ma che cos’hanno da urlare quelli? – sbottò Patty irritata appena sentì gli strilli degli amici. - Felici di vederci? – suggerì Amy, trattenendo a stento le risate alla vista dello sguardo inferocito ma nel contempo imbarazzato dell’amica. - Idioti –sospirò la bruna, cercando di prepararsi psicologicamente agli stupidi commenti dei compagni. - Ciao Patty! – esclamò Bruce non appena l’amica fu abbastanza vicina, per poi aggiungere subito uno sguaiato – Ehi Holly, non saluti PATTY???? - - Eh? Ah… sì certo… - balbettò il numero dieci, arrossendo nuovamente – Ciao Patty. Amy - - Ciao ragazzi! – rispose Amy con un sorriso allegro – Allora, com’è essere campioni del Mondo Juniores? - Patricia lanciò uno strano sguardo all’amica, uno sguardo scettico forse, e anche di rimprovero al quale in risposta Amy rilasciò un risolino, per poi tentare di prestare attenzione a quello che i ragazzi, tutti insieme, tentavano di risponderle con risultati alquanto scarsi visto che l’un l’altro si coprivano la voce. La rossa cercò di prestare attenzione ad ognuno di loro, poi quando ebbero finito di urlare e avevano iniziato a parlarsi tra loro, si diresse verso Julian e gli chiese come stava. Balbettando l’amico le rispose, tra i colpettini di tosse allusivi dei compagni, che stava bene.
- Patty, ma lo sai che da lontano non sembravi neppure tu??? – sbottò all’improvviso Johnny Mason facendo imporporare l’amica. - Sì, Johnny ha ragione! Potevi passare per una ragazza vera! – si intromise immediatamente Bruce, saltandole davanti. - Oh Bruce, come sei gentile! – rispose acidamente la ragazza – Ah proposito, quasi mi dimenticavo… complimenti per la tecnica della naso-parata! - Il numero 14 fece una smorfia e si voltò dall’altra parte tentando di ignorare l’amica e le risate dei compagni di squadra che seguivano sempre con piacere le ilari discussioni tra i due ragazzi. - E’ inutile che fai il finto tonto…. Lo sanno tutti che la tua unica tecnica consiste proprio nel difendere la nostra area con la faccia – rise la ragazza, seguita dagli amici. - Umph – fu l’unico commento di Bruce, che incrociò bellicoso le braccia al petto e finse un’espressione corrucciata. Patty rise ancora di cuore. Le ricordava così tanto una persona con quell’espressione! In fin dei conti in quella manciata d’anni poteva dirlo… Bruce era stato come un fratello per lei. Come il fratello che non vedeva da tanti anni e solitamente, durante le loro discussioni, assumeva un’espressione corrucciata.
Amy e Julian si erano avvicinati al centro della discussione e stavano ridendo a loro volta, quando Julian si chinò su di lei per dirle qualcosa che sfuggì alla giovane. La sua attenzione era stata catturata da qualcosa. - Tricia - esclamò richiamando l’attenzione dell’amica e nel contempo quella di quasi tutti i presenti - Ma quella non è Carrie? - ed indicò una ragazza piuttosto alta, dai lunghi capelli castani rischiarati di biondo il cui fisico atletico e abbronzato svettava in mezzo alla folla di professionisti e turisti. Si guardava attorno con una certa ansia, torturandosi una ciocca di capelli e mordendosi il labbro nervosamente. Un’espressione indecifrabile si disegnò sul volto di Patty per un istante, poi sorrise. - Sì, hai ragione è proprio lei. Scusatemi – e così dicendo si diresse a passo veloce verso la ragazza evidentemente di qualche anno più grande. - Carrie? – la richiamò quando fu a pochi passi da lei. L’altra si voltò sorpresa, non aspettandosi di sentire una voce femminile. - Patricia?!? – esclamò spalancando gli occhi incredula alla vista dell’altra - Sei davvero tu? - domandò poi, dopo averla squadrata per qualche secondo. Patty annuì energicamente, sorridendo all’amica, e al ricordo che aveva di lei. - Proprio io! Ne è passato di tempo, eh? - Carrie la osservò curiosamente, inclinando il capo di lato, scrutandola ancora più attentamente. - I capelli! – esclamò ridacchiando dopo qualche istante – Ecco cosa! Li hai tinti! - Lei rise a sua volta, passandosi una mano tra i capelli che iniziavano a raggiungere le spalle – Eggià – confermò, improvvisamente a disagio – Li hai tinti anche tu però – L'altra annuì – Vita nuova, look nuovo! – disse, una strana nota nella voce. - Nick mi ha detto – la interruppe subito lei, per evitarle delle spiegazioni. – Sei felice? - La bionda rilasciò un sospiro - Suppongo dovrei. Ma sai, ci sono ancora tanti problemi, sofferenze ... inferte – si fermò all’improvviso – Scusa … - mormorò, passandosi una mano tra i capelli, anche lei ora a disagio – Lo sai meglio di me, vero? – Patty si limitò ad annuire, chinando il capo per non dover guardare l’altra. O forse perchè Carrie non fosse costretta a guardarla. Vi fu un istante di silenzio imbarazzato, poi la bruna le chiese cosa ci facesse all’aereoporto. - Sono venuta a prendere Rospetto, torna oggi dagli USA – rispose – Volevo vederlo e parlargli prima che vedesse me e Jonathan… assieme. E poi temo di dovergli dire una cosa piuttosto importante… A proposito! – esclamò, cambiando improvvisamente tono di voce – Volevo proprio chiedere a Nick il tuo numero di telefono prima che partisse per il ritiro! Ti avrei cercata prima della fine delle vacanze - - Davvero? E a cosa devo tale onore? E’ succeso qualcosa? – chiese, sorridendole, più rilassata. - “Qualcosa” non è forse il termine esatto. Comunque sì, è successo qualcosa. Ma preferisco parlartene con calma. Avrò anche un paio di favori da chiederti - - Sembra interessante – replicò lei, incuriosita – Chiama pure quando vuoi, mi farebbe molto piacere rivedervi. Carrie si sbrigò a cercare qualcosa su cui scrivere, e dopo qualche minuto di inutile ricerca frenetica decisero che sarebbe stato Nicholas a darglielo. - Ora è meglio che scappi prima che l’aereo atterri e lui non mi veda! Salutami Doc - disse, mentre già si allontanava, indicando la ragazza dai capelli rossi che le fissava.
Patty la seguì con lo sguardo mentre si allontanava, una sensazione mista di gioia per l’aver rivisto un’amica e il peso che i ricordi associati a quella persona le portavano sul cuore.
- Come sta? – le chiese Amy avvicinandosi e distraendola dai suoi pensieri. - Non lo so, sembrerebbe bene ma era un po’ strana … - - E’ passato moltissimo tempo dall’ultima volta che vi siete viste, no? - le fece presente l'amica. - Pensi sia quello? – le chiese, voltandosi per guardarla. Amy alzò le spalle – Anche tu devi esserle sembrata strana! Ma hai ragione, aveva qualcosa che… Non so spiegarlo – e si fece pensierosa, la fronte aggrottata nello sforzo di capire. Mentre Amy stava cercando le parole per descrivere quello che aveva sentito vedendo Carrie, furono raggiunte dagli altri e qualsiasi discussione in merito fu automaticamente accantonata.
Susie si piazzò immediatamente di fronte a Patty e con sguardo accusatore le chiese, brusca: - Come fai a conoscere il capitano della nazionale under 21 di pallavolo? - L’altra la guardò sorpresa, stupita che sapesse chi era Carrie. - Me l’ha presentata suo fratello molti anni fa – replicò, con sincerità inaspettata anche a lei. - SUO FRATELLO??? – urlò la più giovane delle manager della New Team, spalancando la bocca per lo stupore – TU conosci Nicholas Mitchell, il capitano della nazionale juniores di pallavolo??? Nonché uno dei giocatori da sempre nella Top10 dei più bei giovani sportivi giapponesi??? - - Susie, ti sento anche se non urli – rise Patty – Comunque sì, conosco Nicholas … - si interruppe un istante – Cos’è questa storia della Top10? - - Ah – arrossì la ragazzina – E’ una classifica che “Sport for Girls” stila ogni mese. Nicholas è sempre tra i primi 5. Per questo mi sorprendevo che conoscessi una persona così… famosa - - Ehi Susie, e io di solito a che numero della classifica sono? – domandò Bruce che aveva seguito la discussione fra le due manager con fervente attenzione - Tu non ci sei affatto – rispose prontamente per la ragazzina Patty, facendogli una vistosa linguaccia alla quale il difensore rispose con una smorfia. - Temo che abbia ragione Patty, Bruce. Tu non ci sei nella classifica – si guardò attorno scrutando i volti dei ragazzi – A dire il vero non mi pare di aver mai visto nessuno dei vostri nomi - - Perché è una rivista stupida, se fosse seria io sarei sempre al primo posto – si ringalluzzì il moro, facendo scoppiare a ridere tutti. Come sempre, il suo unico commento fu – Umph – poi aggiunse – E sentiamo, chi sarebbero questi gran bei tipi? - Susie riflettè un attimo – Di solito c’è sempre Nicholas, e anche Jonathan che è il capitano della nazionale di pallavolo, ma under 21. Poi… Andrew Morton, capitano della nazionale di calcio under 21. Quello che gioca in Italia, hai presente? E Daniel Ford, la sua punta, che era capitano della nazionale juniores prima che arrivaste voi…. Poi… uno schermidore, un tale James, un giocatore di basket di nome Jack che pare sia stato acquistato dalla NBA… e poi dipende un po’ dai mesi, ma i fissi sono loro comunque – elencò, sollevando un dito ad ogni nome
Le ultime parole di Susie furono coperte da una sonora risata di Amy – Nicholas, Jon, Andrew, Daniel, James e Jack, eh? – singhiozzò tra le risate, rivolta a Patty che aveva uno sguardo tra lo sconsolato e l'omicida. - Amily... - sibilò – Non una parola - Ma la rossa continuava a ridere imperterrita e sotto lo sguardo sbaccalito di tutti gli amici. - Io non lo trovo per niente comico – le ripeté Patty, incrociando le braccia sul petto e fingendosi mortalmente offesa. - Io lo trovo MOLTO comico, invece! – le rispose l’altra asciugandosi le lacrime per il troppo ridere – Adoro questo tipo di coincidenze, lo sai - - Potreste essere tanto gentili da spiegare anche a noi comuni mortali? – intervenne Julian osservando Amy che aveva in volto un’espressione che non le aveva mai visto prima. - Segreto! – risposero entrambe contemporaneamente. - E’ una storia lunga e noiosa – aggiunse poi molto gravemente Patty. - Ma come hai conosciuto Nicholas Mitchell me lo puoi dire? – le zompettò davanti Susie con occhini supplichevoli. Per un attimo, l'osservò agghiacciata - Nicholas – sospirò poi, come per prendere tempo – Come ho conosciuto Nick… Ah, sì! Eravamo a scuola assieme prima che arrivassi alla Newppy, ecco - - Oh… ma lo vedi ancora? – altra occhiata supplichevole. - Qualche volta lo sento ancora – rispose, guardandola senza capire – Perché? - Susie estrasse un blocchetto dalla borsetta che portava a tracolla. - Gli chiederesti mica un autografo da parte miiaaaaaaah???? - - Ma come Susie, tradisci così il unico amore? – ridacchiò Bruce con tono allusivo.
Per tutta risposta la giovane manager arrossì sino alla radice dei capelli e diede una fortissima pacca a Bruce, facendolo cadere a terra come un pesce lesso. - MA Bruceeeeeeeeeeeeee che DICIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!?!?!?!?! -
*
Stava guardando fuori dal finestrino il paesaggio illuminato dal tramonto totalmente assorta. Le ricordava un altro paesaggio, un altro treno molto diverso, che la portava di solito in un luogo che… - Patty, ti senti bene? - Si voltò a fissare la persona che aveva parlato, trovandosi di fronte una preoccupata Maggie Atton. - Sì, sono solo un po’ stanca, grazie – mentì. Maggie la guardò un po’ più attentamente, con uno sguardo affettuoso e materno. - Dovresti prenderti un periodo di riposo, sai? Fai così tanto per i ragazzi, ti trovo tanto dimagrita. Troppo, forse – le fece presente, premurosa - Sto bene, davvero signora Atton. Ma ha ragione, ho bisogno di un po’ di vacanza – e sorrise gentilmente. La madre di Holly annuì e dopo averle stretto la spalla in modo incoraggiante si alzò dal sedile. - Vado a vedere che combinano i miei maschietti -
Patty l’osservò allontanarsi lungo il vagone. Si rilasciò contro il sedile, grata di esser stata lasciata sola, e tornò a fissare il tramonto. Lasciata sola… Si sentiva sola comunque, da qualche tempo a quella parte. Una sensazione che di solito non durava che pochi giorni all'anno.
Stava cercando di mettere le distanze con i suoi amici? Amici… che parola strana. Voleva bene a Bruce e gli altri, ma amici… Un tempo dava un significato molto diverso a quella parola.
- Non è proprio la stessa cosa, eh? - Sobbalzò leggermente, non avendo sentito nessuno avvicinarsi assorta com'era - Cosa? – si voltò nuovamente trovandosi di fronte l’allenatore di Holly. - Posso sedermi? – chiese l'uomo, indicando il sedile vuoto di fronte a lei. Patty lo guardò con aria leggermente stizzita – Certo, è libero – Roberto abbozzò allora un sorriso – Parlavo del vecchio treno a vapore e della campagna che scorre lentamente sotto i tuoi occhi. Il tramonto è ancora spettacolare tornando verso Loxley, vero? – Lei sbatté le palpebre un paio di volte, come non riuscendo a credere a quello che aveva appena sentito, osservandolo più attentamente. - Che cosa vuoi? – chiese poi, con tono glaciale. - Parlare – rispose l’uomo – Soltanto parlare - - Non mi sembra ti sia mai interessato prima – fu la sua replica, distogliendo lo sguardo dall’uomo e tornando a fissare fuori dal finestrino. - Non sapevo chi eri – sospirò lui, il tono quasi strascicato, stanco. - E ora credi di saperlo? - ribattè, sarcastica. - Tua madre mi ha mandato le vostre foto. Mi ha... scritto di voi. - Lei sospirò spazientita. - Anche se avrei dovuto capirlo. Assomigli a lei. Ma hai il carattere di tua nonna – si interruppe, sorridendo malinconicamente tra sé – Sei proprio della famiglia. - Lei rimase silenziosa un istante. Poi fissò lo sguardo in quello di lui – Si potrebbe dire lo stesso di te. La genetica non è un’opinione, neppure quando le si volta faccia, no? – - L’hai sempre saputo? Sin dalla prima volta che sono stato in Giappone? - le domandò, lo stupore dipinto sul volto abbronzato. - Lo sapevo ben da prima. So origliare alle discussioni dei miei da quando avevo cinque anni - Lui rilasciò una risata. Stava per aggiungere qualcosa, ma si morse le labbra e scosse il capo, sempre ridendo. Fissò poi a sua volta il paesaggio per qualche istante, per poi tornare a guardarla, un sorrisetto dipinto sulle labbra – Pensi che potremo convivere? – Lei alzò le spalle – Dipende da te. Da quello che farai, da come ti comporterai e soprattutto da quello che deciderai di fare rispetto alle questioni che hai lasciato in sospeso fuggendo – fu la replica, nuovamente acida. Lui spalancò gli occhi e la guardò sorpresa – Che cosa intendi? –
- ROBERTO! – squillò la voce di Holly – Che ci fai qua? - - Tenevo compagnia a Patty – rispose l’uomo, riprendendosi – Siediti tu – aggiunse poi, alzandosi. - Ma… - tentò di protestare il ragazzo, ma l’allenatore si era già velocemente allontanato senza aggiungere una parola e senza guardare nessuno dei due. Holly allora si voltò a guardare sorpreso l’amica, come in cerca di risposte. Ma lei si limitò a fissarlo a sua volta con uno sguardo strano, distaccato, che lo costrinse ad abbassare gli occhi. Si sedette nel posto precedentemente occupato da Roberto e prese a fissarsi le mani in imbarazzo. - Com’era Parigi? – gli chiese lei all’improvviso. Lui alzò allora il capo di scatto, ritrovandosi ad osservarla per la prima volta sul serio da quando era arrivata all’aereoporto. - Holly? - Era rimasto in silenzio qualche istante a fissarla, cercando di cogliere qualcosa di lei che rassomigliasse all’immagine che lui aveva di Patty, e che ora sembrava sfuggirgli. Arrossì – Parigi, eh? – Lei lo guardò sorpresa. Pareva strano, quasi a disagio. Mentre lei, per la prima volta, non si sentiva né fuori posto né imbarazzata. Un istante, e il giovane calciatore si riprese - Gli stadi sono veramente enormi, davvero: pazzeschi! Se vedi il campo dagli spalti ti si mozza il fiato… - Fu interrotto da una risata mal celata di lei. - Perché ridi? - Lei scosse il capo, sempre ridendo – Non cambi proprio mai, eh? – Holly la guardò senza capire. Lei lo intuì, quindi aggiunse – Parlo del tuo rapportarti a tutte le cose attraverso il calcio… Quello che io ricordo di Parigi… - si interruppe un attimo ed un’ombra le attraversò gli occhi.
Petali bianchi macchiati di rosso… Gradini sporchi di rosso… Bianco… tanto bianco… E soprattutto rosso, tanto rosso… Il rosso del sangue. Il rosso delle magliette…
Cancellò quell’immagine dalla propria mente – ... è l’acqua. L’acqua della Senna, l’acqua delle fontane, i riflessi di luce nell’acqua – - Sei stata a Parigi? – chiese lui, stupito. Lei sospirò, accorgendosi di aver preso un terreno minato – Moltissimo tempo fa –
Lui non chiese altro, fortunatamente, e Patty tornò a fissare fuori dal finestrino. E lui a fissare lei.
~
- Sono tornata! – esclamò, entrando in casa. Si tolse le scarpe e nel tempo in cui lo faceva, sua madre spuntò dal soggiorno. Un’espressione sorpresa si dipinse sul volto ancora giovanile, sebbene segnato da profonde sofferenze, della donna mora dai grandi occhi neri – George! George vieni, c’è Robert! – fu la prima cosa che disse, visibilmente emozionata Da una stanza chiusa alla loro destra vicino alla scala, giunse un uomo.
Non assomigliava molto al fratello. Era molto alto, e magro. I corti capelli castani erano precocemente brizzolati e portava una barba folta ma non lunghissima che gli incorniciava il volto il cui punto focale erano gli occhi marroni-verdi, solo parzialmente celati dagli occhiali. - Robert? – chiese, avvicinandosi all’altro, come esitando nel volerlo riconoscere. Quest’ultimo annuì, senza riuscire a trovare le parole, Patty lo vedeva chiaramente, per l’emozione. Rimasero entrambi fermi per diversi, lunghi, istanti di silenzio. E poi, senza che ci fossse un cambiamento preciso nell'aria, colmarono la distanza che li separava e si abbracciarono con forza.
Patty sentì una forte emozione nascerle dentro. Si accorse con un certo disappunto che, una dopo l’altra, alcune lacrime ribelli le rigavano le guance. Si affrettò ad asciugarle. - Bentornato a casa – sentì dire a suo padre – Anche se questa non è propriamente la casa da cui sei partito - - Se non c’è nostra madre non potrebbe essere casa più accogliente – ribattè ironico Roberto, e i due fratelli che non si vedevano da molti anni, finalmente, si sorrisero.
E in quel frangente, un'immagine le si sovrappose nello sguardo, e rabbrividì.
Robert…no, Robin. Per lei suo fratello non aveva mai portato il nome dello zio. Voleva rivedere Robin. E Anne. Ed Helena.
Chiuse gli occhi. Ecco perché non poteva rivedere Robin ed Anne.
Si avviò verso le scale. Per tornare nella propria stanza, spegnere la luce, buttarsi sul letto. Dormire. Dormire per giorni, settimane. Sì, all’improvviso era stanca, terribilmente stanca.
Suo padre doveva pensarla diversamente, perchè la fermò. - Patricia aspetta - Lei si voltò sospirando spazientita – Che vuoi? – si accorse che il suo tono era un po’ troppo pensante, ma non si scusò. Non aveva niente di cui scusarsi. - Dopodomani ti ho preso un appuntamento per una delle sedute del Dottor Ryan, è alle 10 nella solita saletta. L’ho avvisato che ci saresti stata, quindi vedi di andarci – le spiegò, in un tono che non ammetteva repliche. - Ma padre…! – tentò ugualmente di protestare. - Tu ci andrai e basta, Patricia. Ti farà bene – la discussione era, evidentemente, chiusa. Lei si limitò a guardarlo per un istante con odio, mentre una lacrima le solcava il volto, poi salì le scale di corsa.
Si chiuse la porta alle spalle, appoggiandocisi contro, scivolando sino a terra.
Quando sarebbe riuscita a cambiare qualcosa nella sua vita?
Fine 1° Capitolo
* Credits *
[1] Backstreet Boys - Show me the meaning of being lonely [2] Il titolo è una traduzione di una delle strofe della canzone.
~ Siparietto ~
1] Le differenze: Ci sono in “La vita va avanti come se non finisse mai” alcune profonde differenze rispetto a “I segreti di Patty”. A parte quelle stilistiche, l’ampliamento di alcuni passaggi e l’aggiunta della “sigla”, ci sono delle novità. Innanzitutto ho tolto il pezzo in cui Patty consegna ad Holly la bandiera di congratulazioni. Era piuttosto inutile ^.^ Poi ho aggiunto il colloquio tra Patty e la sua amica Carrie. Nella vecchia versione di Love Stories, il personaggio di Carrie o non sarebbe comparso se non nominalmente, oppure sarebbe venuta fuori solo nella terza parte. Carrie non avrà un grandissimo ruolo ma sarà un personaggio-scatenante di alcune situazioni che cambieranno molto le prospettive di Patricia ^^ Inoltre ho cambiato radicalmente la parte sul treno. Prima Patty e i ragazzi parlavano della madre di lei e del fatto che Roberto la conoscesse. Ora mi è sembrato il caso di togliere quella parte, era esasperata e si allontanava troppo dal punto focale del capitolo, Patty. Ho tolto anche la mitica frasona pseudo-filosofica di Philip, ma questo perché il capitolo era appunto incentrato soprattutto su Patricia. Ed anche per questo è sparito il pezzo del discorso tra Amy e Julian. Infine la parte del discorso tra Roberto e Patty è stata tolta ma aggiunta in parte nel discorso che fanno sul treno. Ed è aggiunta la scena dell’arrivo di Roberto/Robert a casa del fratello. Mi sembrava di aver trattato questa parte in modo un po’ troppo superficiale. Inoltre ho aggiunto un richiamo al prossimo capitolo ^.^
2] La musica: In questo capitolo c’è solo la sigla iniziale. E’ molto diversa da quella che sarà poi la sigla “ufficiale”, questo per l’argomento trattato nel capitolo, per via del quale sono assenti altre canzoni all’interno o la sigla finale. Dopo l’inizio il silenzio è lo stato d’animo stesso della protagonista. Ma la musica sarà parte integrante della fic penso, più che nella prima versione.
3] Anticipazioni: Che dire senza svelare troppo? Allora… nel prossimo capitolo arriveranno o sentirete parlare di molti dei nuovi personaggi. Il quadro si chiuderà nel terzo capitolo che, al contrario del secondo che si distanzia molto da “Patty è Patricia”, riprenderà in parte “Chi arriva-Chi ritorna”. Inoltre nel capitolo 2 avrete spiegazioni un po’ più approfondite (spero ^^;) su un po’ di faccende, ma che potrebbero anche confondervi un po’ le idee ;D